Imprese · Costi energetici

Il gas che pesa due volte sulle imprese

Chi produce paga il gas in bolletta e lo ripaga dentro il prezzo dell'energia elettrica. I numeri dell'autunno 2026.

22 settembre 2026Osservatorio Energia Italia

Confindustria Moda ha chiesto al Governo un intervento sui costi del gas, parlando di rischio per la capacità produttiva del settore: lo riporta la rivista di settore La Spola, che cita il presidente Luca Sburlati e il presidente della sezione Nobilitazione Dino Masso. La richiesta riguarda il tessile, ma il problema che la origina tocca qualsiasi azienda con un forno, una caldaia, una linea di essiccazione o semplicemente un capannone da riscaldare.

Il motivo è che in Italia il gas entra nei conti di un'impresa due volte. La prima è diretta: la bolletta del gas. La seconda passa inosservata e spesso pesa di più, perché il prezzo dell'energia elettrica italiana viene fissato quasi sempre dalle centrali a gas.

Quanto e' salito il gas

Il riferimento per il gas italiano è il PSV, il punto di scambio virtuale dove si forma il prezzo all'ingrosso. I dati che raccogliamo ogni giorno mostrano un giugno in calo e poi tre mesi di rialzo.

PSV, media delle quotazioni giornaliere: maggio 49,2 €/MWh · giugno 46,7 · luglio 55,8 · agosto 64,2 · settembre 79,2.
Elaborazione dell'Osservatorio sulle serie giornaliere pubblicate nella pagina prezzo del gas. Settembre è la media dei giorni fino al 22, quindi ancora provvisoria.

Da maggio ad agosto l'aumento è del 31 per cento. Se si prende settembre, ancora in corso, si arriva al 61 per cento in quattro mesi. Il rialzo riguarda il periodo in cui le aziende riempiono i magazzini e rinnovano i contratti per l'inverno, quindi arriva proprio quando si decidono i prezzi dei prossimi mesi. Quanto durerà, sui mercati a termine, è un'altra questione: qui parliamo di quello che è già successo.

La seconda volta: il prezzo dell'energia elettrica

Il mercato elettrico italiano funziona per ordine di merito. Gli impianti offrono la loro produzione partendo dai più economici, e il prezzo pagato a tutti è quello dell'ultimo impianto necessario a coprire la domanda. In Italia quell'ultimo impianto è molto spesso una centrale a gas, per il peso che il termoelettrico ha ancora nel parco di generazione nazionale.

Il risultato si legge nel PUN, il prezzo unico nazionale dell'energia elettrica.

PUN, media delle quotazioni giornaliere: maggio 122,7 €/MWh · giugno 134,6 · luglio 156,0 · agosto 177,3 · settembre 207,7.
Stessa elaborazione, serie pubblicata nella pagina prezzo della luce. Anche qui settembre è provvisorio, fino al 22.

In quattro mesi l'energia elettrica è cresciuta del 69 per cento, più del gas che pure la trascina. Chi ha un contratto indicizzato se ne accorge alla prima fattura. Chi ha un prezzo fisso in scadenza se ne accorgerà al rinnovo, quando il fornitore ricalcolerà l'offerta sui livelli di oggi.

Perché un'impresa lo sente più di una famiglia

Una famiglia consuma poche migliaia di chilowattora l'anno e una parte della bolletta è fatta di quote fisse e imposte che non seguono il mercato. In un'azienda con consumi elevati il rapporto si rovescia e la materia prima diventa la voce principale, con un peso che cambia da contratto a contratto: ogni euro per megawattora si moltiplica per i consumi e arriva intero sul costo del prodotto.

C'è anche una differenza di tempi. Una famiglia può aspettare. Un'impresa che deve quotare una fornitura per i prossimi mesi deve decidere adesso a quale prezzo la sta vendendo, e se sbaglia il costo energetico si mangia il margine su tutte le consegne già firmate.

Cosa si può fare senza aspettare una misura

Un intervento pubblico sui costi energetici richiede tempo e non è detto che arrivi. Nel frattempo ci sono tre verifiche che un'azienda può fare da sola e che spesso restituiscono cifre inattese.

La prima è il prezzo che si sta pagando davvero per la materia prima. Si prende la voce della materia energia in bolletta, si divide per i consumi del periodo e si ottiene un valore in euro per megawattora. Confrontandolo con la media del PUN o del PSV dello stesso periodo si vede in un attimo quanto costa lo spread applicato dal fornitore. È il numero che serve per chiedere un'offerta seria a qualcun altro.

La seconda è la distanza fra il contratto e la bolletta. Capita che il prezzo indicizzato sia corretto ma che accanto compaiano voci che nessuno ha mai spiegato: quote fisse raddoppiate, penali di sbilanciamento, conguagli di periodi vecchi, potenza impegnata più alta di quella che serve davvero. Ogni voce va confrontata con quello che è stato firmato.

La terza è il budget dei prossimi mesi. A consumi costanti, con il mercato di oggi, quanto costerà l'energia nei prossimi dodici mesi? E se sale ancora del venti per cento? Sono due conti semplici che permettono di accantonare per tempo invece di scoprirlo a fattura ricevuta.

Gli strumenti dell'Osservatorio

L'analisi della bolletta legge il documento voce per voce e confronta ogni riga con i riferimenti ufficiali. Le pagine prezzo del gas e prezzo della luce pubblicano PSV e PUN aggiornati due volte al giorno, con l'avviso via email quando il mercato scende sotto la soglia scelta. Per chi segue più utenze c'è la pagina dedicata alle imprese.

Il punto

L'allarme del tessile mette in chiaro una cosa che vale per tutti i settori manifatturieri italiani: il costo dell'energia non dipende solo dal contratto che si è firmato, ma da come è fatto il sistema elettrico del Paese. Finché il prezzo dell'energia elettrica lo fissa il gas, ogni tensione sul gas arriva due volte.

Su questo un'impresa non può intervenire. Sul prezzo che sta pagando rispetto al mercato, sulle voci che non tornano e su quanto mettere da parte per l'inverno, invece sì, e sono le tre cose che conviene guardare per prime.

Fonti

Osservatorio Energia Italia