Geopolitica · Sicurezza energetica

Inverno 2026–2027, la guerra dei colli di bottiglia

Il problema non è soltanto quanto petrolio e gas vengono prodotti, ma quanto riesce davvero ad arrivare ai mercati.

31 agosto 2026Analisi Orbis Intelligence

Due punti molto lontani stanno mettendo sotto pressione lo stesso sistema. In Russia gli attacchi alle raffinerie riducono la capacità di produrre benzina e diesel. Nel Golfo Persico l’instabilità dello Stretto di Hormuz rallenta il passaggio di petrolio, prodotti raffinati e gas naturale liquefatto.

Non serve che petrolio e gas finiscano. Basta che diventi più difficile raffinarli, trasportarli o assicurare le navi che li portano. È questo il rischio energetico che accompagna l’Europa verso l’inverno 2026–2027.

Il petrolio esiste, ma deve essere raffinato

Il greggio non alimenta direttamente automobili, camion, aerei o macchinari industriali. Prima deve essere trasformato in benzina, diesel, carburante aeronautico e altri prodotti. Le raffinerie sono quindi un passaggio obbligato.

Secondo l’International Energy Agency, nel luglio 2026 le raffinerie mondiali hanno lavorato quasi 5 milioni di barili al giorno in meno rispetto allo stesso mese del 2025. Nello stesso periodo i margini di raffinazione nell’area atlantica hanno raggiunto livelli record. Il segnale è chiaro. La disponibilità di prodotti raffinati è più tesa di quanto dica da solo il prezzo del greggio.

La pressione sulle raffinerie russe

Gli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche russe hanno colpito anche le raffinerie. L’obiettivo dichiarato da Kyiv è ridurre le risorse economiche e industriali che sostengono lo sforzo bellico russo. Gli effetti si vedono però anche sul mercato dei carburanti.

Alla fine di agosto la produzione russa di benzina era scesa a circa 80.000 tonnellate al giorno, contro una domanda estiva stimata intorno alle 115.000. La media dell’intero mese era più alta, circa 90.000 tonnellate al giorno, ma comunque insufficiente a coprire la domanda interna senza importazioni e limitazioni alle esportazioni.

Mosca ha prorogato fino al 30 settembre il divieto di esportazione di diesel da parte dei produttori. Restano inoltre restrizioni su benzina e carburante aeronautico. Meno prodotto russo disponibile significa maggiore concorrenza per le forniture provenienti da altri paesi.

Hormuz non deve chiudere per diventare un problema

Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi energetici più importanti del mondo. La situazione attuale non può essere descritta semplicemente come aperta o chiusa. Conta quante navi riescono a passare, con quale regolarità e a quale costo.

Il 27 agosto i transiti visibili di navi commerciali erano dieci, contro una media mobile di circa quindici nei dieci giorni precedenti. Nel fine settimana il numero è sceso a circa cinque al giorno. I conteggi non comprendono necessariamente tutte le navi, perché alcune attraversano l’area con il sistema di identificazione disattivato.

Rischio militare, attacchi, mine, premi assicurativi, disponibilità degli equipaggi e decisioni degli armatori possono ridurre il traffico anche quando il passaggio resta tecnicamente percorribile.

Il dato che conta

L’IEA segnala che i carichi regionali, comprese le rotte che aggirano Hormuz, erano arrivati a circa 20 milioni di barili al giorno all’inizio di luglio e sono poi scesi intorno a 12 milioni.

Due crisi convergono sul diesel

La pressione sulle raffinerie russe e le difficoltà del Medio Oriente hanno origini diverse. I loro effetti finiscono però nello stesso mercato.

Secondo l’IEA, le esportazioni di diesel provenienti complessivamente da Russia, Medio Oriente e Asia sono diminuite di circa 1,3 milioni di barili al giorno rispetto a un anno prima. È una quantità pari a circa il 20% dell’intero commercio marittimo mondiale di diesel. Per il carburante aeronautico la riduzione equivale al 34% del commercio marittimo globale.

Il risultato è un mercato nel quale il prezzo dei prodotti raffinati può restare sotto pressione anche quando il prezzo del greggio si riduce.

L’Europa dipende anche dalle rotte del GNL

Per l’Europa il problema riguarda anche il gas naturale. Il 1° aprile 2026 gli stoccaggi europei erano al 28%, circa 29 miliardi di metri cubi. ENTSOG ritiene che le infrastrutture europee abbiano capacità sufficiente per affrontare l’inverno, a condizione che le forniture siano disponibili.

Per arrivare al 90% degli stoccaggi continuando a soddisfare domanda ed esportazioni, ENTSOG ha stimato circa 86 miliardi di metri cubi di GNL durante la stagione di riempimento. Una parte importante del gas naturale liquefatto mondiale proviene dal Golfo Persico.

La riduzione della dipendenza dai gasdotti russi ha diversificato le fonti europee, ma ha aumentato l’esposizione alla sicurezza delle rotte marittime. Una crisi a Hormuz, nel Mar Rosso o presso un grande terminale può influire sui prezzi europei senza toccare direttamente il territorio dell’Unione.

Le scorte lasciano meno spazio agli errori

Tra la fine di febbraio e la fine di luglio le scorte petrolifere mondiali osservate sono diminuite di circa 410 milioni di barili. A luglio il calo è stato di 69 milioni di barili.

Questo non significa che una crisi energetica europea sia inevitabile. Le infrastrutture sono più diversificate rispetto al 2022 e i flussi commerciali possono adattarsi. Significa però che il sistema dispone di un margine più ridotto per assorbire un altro shock.

La mappa Orbis dei passaggi obbligati

L’analisi di Orbis Intelligence guarda alla catena completa che porta l’energia fino ai consumatori.

Raffinerie → terminali → oleodotti → porti → rotte marittime → stretti → impianti GNL → reti di distribuzione

Ogni passaggio può diventare un collo di bottiglia. Il petrolio può restare disponibile nel sottosuolo e il gas può continuare a essere prodotto. Se uno di questi nodi rallenta, viene danneggiato o diventa troppo costoso da attraversare, l’effetto arriva comunque alle imprese e ai consumatori.

La domanda per l’inverno 2026–2027 non è soltanto quanta energia esiste. La domanda è quanto è resistente la rete che deve portarla fino a noi.

Orbis Intelligence

Mercati, regolazione, geopolitica e scenari energetici vengono letti insieme nell’Energy Brief settimanale di Orbis Intelligence.

Fonti

Osservatorio Energia Italia · Analisi Orbis Intelligence