Carburanti · Analisi

Carburanti, altri dieci giorni di sconto. Ma il 6 settembre cosa succede?

26 agosto 2026Osservatorio Energia Italia
Distributore di carburante con prezzo del diesel a 2,208 euro al litro e la domanda: E il 6 settembre?
La proroga termina il 5 settembre. Dal giorno successivo torna la domanda sul meccanismo con cui viene gestito il prezzo.

Il 26 agosto il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga fino al 5 settembre dello sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio. Lo sconto deriva dalla riduzione dell'accisa di 14 centesimi, alla quale si aggiunge l'effetto dell'IVA per arrivare a circa 17 centesimi alla pompa.

Il costo dell'intervento è stimato in circa 130 milioni di euro. Secondo le prime informazioni diffuse da fonti di governo, la copertura dovrebbe arrivare da un anticipo della tassazione sui dividendi dei grandi gruppi energetici.

Il testo ufficiale del decreto non è ancora disponibile. Non è quindi possibile verificare nel dettaglio il funzionamento della copertura e i suoi effetti negli anni successivi. Se si tratta di un anticipo compensato in futuro, lo Stato incassa oggi una parte di gettito che avrebbe riscosso successivamente. È una soluzione finanziaria per coprire l'emergenza immediata, non una nuova risorsa strutturale.

Dieci giorni comprati. E dopo?

Il punto non è contestare la necessità di intervenire. Il 26 agosto il prezzo medio del gasolio self era di 2,137 euro al litro sulla rete ordinaria e di 2,208 euro in autostrada. Lasciare scadere improvvisamente lo sconto avrebbe quindi avuto conseguenze immediate per famiglie e imprese.

Il problema è un altro.

Lo sconto era stato prorogato fino al 24 agosto. Un decreto successivo lo ha mantenuto per altri due giorni, fino al 26 agosto, utilizzando 20,8 milioni di euro di maggiori entrate IVA. Ora arriva una nuova proroga fino al 5 settembre. Nel frattempo il Governo ha annunciato che potrebbero essere introdotte misure più selettive per le famiglie con redditi bassi e per le categorie maggiormente esposte, come gli autotrasportatori. Questi interventi possono avere una funzione sociale ed economica. Ma bisogna distinguere due questioni.

Aiutare chi non riesce a sostenere il costo del carburante è politica redistributiva. Impedire che il prezzo del carburante subisca oscillazioni eccezionali è politica energetica e fiscale. Non sono la stessa cosa.

Il paradosso dell'accisa mobile

L'Italia possiede già uno strumento pensato per affrontare situazioni di questo tipo. Esiste dal 2007 ed è conosciuto come accisa mobile. Il principio è ragionevole. Quando l'aumento del prezzo internazionale del petrolio produce maggiori entrate IVA, una parte di quel gettito può essere utilizzata per ridurre temporaneamente le accise. Il meccanismo è stato applicato anche nei giorni scorsi. Per mantenere lo sconto sul gasolio il 25 e il 26 agosto sono stati utilizzati circa 20,8 milioni di euro di maggior gettito IVA.

E qui c'è un dettaglio che dice più di molte analisi. Quei due giorni sono stati coperti con l'accisa mobile, cioè con lo strumento pensato esattamente per questo. I dieci giorni successivi, invece, dovrebbero essere coperti anticipando la tassazione sui dividendi, che è tutt'altra cosa. Lo strumento ordinario ha retto quarantotto ore, poi è servito altro. Delle due l'una: o il maggior gettito IVA disponibile non era sufficiente, oppure non ricorrevano le condizioni previste dalla legge per attivarlo su una finestra più lunga. In entrambi i casi il problema non è che manchi uno strumento, ma che quello esistente non regge il passo del prezzo.

L'accisa mobile italiana ha infatti un limite evidente. Non è realmente automatica. Le maggiori entrate devono essere verificate, devono ricorrere le condizioni previste dalla legge e deve essere emanato un decreto. Il risultato è quello che stiamo osservando. Lo Stato continua a inseguire il prezzo.

Un emendamento proponeva una soglia automatica

Nel marzo 2026 è stato presentato in Commissione alla Camera un emendamento che proponeva un meccanismo più prevedibile. Quando il prezzo medio nazionale del gasolio supera 2 euro al litro per cinque giorni consecutivi, l'accisa dovrebbe essere ridotta progressivamente per cercare di riportare il prezzo entro quella soglia, nei limiti delle risorse disponibili. Quando il prezzo torna stabilmente sotto i 2 euro, l'intervento cessa. La copertura prevista utilizza il maggior gettito IVA generato dall'aumento del prezzo del gasolio. Il problema è quindi già stato individuato anche in sede parlamentare.

Vale la pena notare una cosa. Quella soglia oggi è già ampiamente superata, visto che il 26 agosto il gasolio self viaggiava a 2,137 euro sulla rete ordinaria. Non si tratta quindi di un meccanismo pensato per uno scenario futuro. Se quell'emendamento fosse legge, starebbe scattando adesso.

Il prezzo alla pompa non dipende soltanto dal petrolio

Anche l'attuale accisa mobile presenta un altro limite. Il prezzo pagato dal consumatore non dipende soltanto dal petrolio greggio. Incidono il Brent, le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, il Platts CIF Med della benzina e del gasolio, il cambio euro-dollaro, i costi di raffinazione e quelli di distribuzione. Può quindi accadere che il prezzo del greggio non aumenti abbastanza da attivare un grande intervento fiscale, mentre il gasolio raffinato cresce rapidamente e il consumatore si ritrova comunque a pagare più di 2 euro al litro. Per questo servirebbe uno strumento diverso.

Uno stabilizzatore automatico dei carburanti

Non si tratta di imporre un prezzo per legge, né di tenere i carburanti artificialmente a 1,50 euro, né di tagliare le accise in modo permanente finanziando il taglio a debito. Servirebbe piuttosto un corridoio di stabilizzazione.

Sotto 1,90 euro al litro, nessun intervento straordinario.

Tra 1,90 e 2 euro al litro, monitoraggio rafforzato.

Oltre 2 euro al litro per un determinato numero di giorni, riduzione fiscale automatica e progressiva, finanziata innanzitutto con il maggior gettito IVA prodotto dall'aumento dei prezzi.

Una precisazione sui numeri. La soglia dei 2 euro non è una nostra invenzione, è quella dell'emendamento depositato alla Camera lo scorso marzo. Le due fasce sotto, cioè la quiete sotto 1,90 e il monitoraggio nella fascia intermedia, sono invece una proposta di questo Osservatorio, e servono a evitare che il meccanismo si accenda e si spenga di continuo quando il prezzo oscilla attorno alla soglia.

In presenza di shock eccezionali potrebbe intervenire un fondo di stabilizzazione dedicato. Quando i prezzi scendono, l'accisa torna progressivamente al livello ordinario e il fondo viene ricostituito. Il calcolo potrebbe considerare contemporaneamente il Brent, il Platts CIF Med, il cambio euro-dollaro, il prezzo medio nazionale alla pompa e il maggior gettito IVA disponibile.

I dati sui prezzi esistono già. Le quotazioni esistono. Il meccanismo dell'accisa mobile esiste dal 2007. Manca l'automatismo.

La vera domanda arriva il 6 settembre

La proroga approvata il 26 agosto consente di guadagnare altri dieci giorni. Gli interventi selettivi annunciati potranno aiutare le famiglie e i settori maggiormente esposti. Ma resta una domanda molto semplice. Cosa succede al prezzo del gasolio il 6 settembre?

Anticipare entrate fiscali finanzia una proroga, aiutare gli autotrasportatori attenua l'impatto su una categoria esposta e sostenere le famiglie con redditi bassi ne riduce quello sociale. Nessuna di queste misure, però, tocca il meccanismo che determina il prezzo, e quindi nessuna lo stabilizza. Dopo quasi vent'anni dall'introduzione dell'accisa mobile, la domanda da porsi è se convenga continuare a finanziare proroghe di pochi giorni oppure trasformare quello strumento in un vero stabilizzatore automatico.

Un'emergenza può richiedere una misura temporanea, e nessuno lo contesta. Ma quando le misure temporanee diventano una sequenza che si rinnova ogni pochi giorni, e lo strumento ordinario copre due giorni su dodici, quello che va guardato non è più soltanto il prezzo del petrolio. È il meccanismo con cui abbiamo deciso di gestirlo.

Osservatorio Energia Italia (OEI)